Cosa acquistare quando arriva un cucciolo di cane in casa

L’arrivo di un cucciolo di cane in casa è sempre una grande emozione per tutta la famiglia, ma è anche un momento delicato, in cui prestare attenzione a preparare per tempo tutto il necessario. Quindi, cosa acquistare quando arriva un cucciolo a casa?

Camillo Nicchia 15/05/2023 0

L’arrivo di un cucciolo di cane in casa è sempre una grande emozione per tutta la famiglia, ma è anche un momento delicato, in cui prestare attenzione a preparare per tempo tutto il necessario. Quindi, cosa acquistare quando arriva un cucciolo a casa?

Per questo, come detto prima, è importante preparare tutto l’occorrente per accoglierlo al meglio: ecco una semplice lista di prodotti indispensabili per l’arrivo del tuo cucciolo in casa:

  • una ciotola ;
  • una cuccia o cuscinone;
  • giochini per cani;
  • traversine assorbenti;
  • un collare o una pettorina;
  • un guinzaglio;
  • sacchetti per i bisognini;
  • cibo secco o umido specifico per cuccioli.

Cosa fare quando si accoglie un cucciolo

Cosa acquistare quando arriva un cucciolo in casa non è l’unico aspetto da considerare. Con questi consigli, sei quasi pronto per l’arrivo del tuo piccolo pet: per essere davvero preparato al suo arrivo, è importante capire cosa sia necessario fare quando il cucciolo entra per la prima volta a casa!

Come accogliere un cucciolo in casa: i 5 consigli da seguire

  1. Rendi la tua casa “a prova di cucciolo”: per il tuo piccolo pet, la tua casa sarà un ambiente del tutto nuovo e vorrà esplorarlo con la vivacità che lo contraddistingue! Assicurati che in casa non ci siano pericoli, come detersivi o medicinali facilmente raggiungibili, scale troppo alte, staccionate valicabili, terrazze e balconi non sicuri;
  2. Predisponi un posticino tutto suo: delineare un angolino della casa tutto dedicato al cucciolo può essere una soluzione molto efficace, dove fargli trovare la sua cuccia e i suoi primi giochini. L’importante è che non sia un luogo troppo isolato rispetto al resto della famiglia: ricorda, ai cuccioli piace stare in compagnia!
  3. Metti al sicuro gli oggetti preziosi: durante i primi giorni il tuo cucciolo ha molta voglia di esplorare e i suoi dentini affilati sono lo strumento ideale per conoscere il mondo che lo circonda. Per evitare spiacevoli inconvenienti, ti consigliamo di mettere in un luogo sicuro gli oggetti a cui sei più affezionato!
  4. Fai in modo che l’ambiente sia tranquillo: quando porti a casa il tuo piccolo pet per la prima volta, cerca di evitargli inutili stress e assicurati che in casa non ci siano rumori troppo forti o profumi d’ambiente.
  5. Supervisiona il cucciolo, ma senza esagerare: nei primi giorni a casa è bene che tu stia accanto al tuo cane per accertarti che non si faccia male, lasciandolo al contempo libero di esplorare la casa in sicurezza.

Dove far dormire la prima notte un cucciolo

Può capitare che alcuni cuccioli di cane si sentano disorientati le prime notti e facciano fatica a rilassarsi e ad addormentarsi. Ecco cosa puoi fare la prima notte con un cucciolo:

  • se si lamenta spesso durante la notte,  non ignorarlo: è normale che si senta solo e smarrito in un posto che non conosce. Stagli vicino, magari avvicinando la sua cuccia al tuo letto. È meglio non mettersi a giocare con lui: è importante che capisca la differenza tra il momento del sonno e quello del gioco.
  • Nel caso non volesse proprio dormire nella sua cuccia, puoi proporgli il trasportino: in questo modo, si sentirà più protetto e al sicuro e si rilasserà con più facilità.
  • Ti consigliamo, infine, di lasciare nella sua cuccia una copertina o indumento con il tuo odore, lo rassicurerà.

Ora sai tutto ciò che serve per accogliere il tuo cucciolo: in bocca al lupo per questa splendida avventura!

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Andrea Pastore 17/12/2021

Viaggiare con il cane

Avere come compagno di vita un cagnolino è una bellissima cosa e anche una scelta molto importante, che richiede molti sacrifici ma che sa ripagarci con grandi soddisfazioni. Non si può negare che il tema dei viaggi quando si possiedono dei cani sia particolarmente ostico, soprattutto quando non si ha una persona di fiducia a cui lasciarli.

Avere come compagno di vita un cagnolino è una bellissima cosa e anche una scelta molto importante, che richiede molti sacrifici ma che sa ripagarci con grandi soddisfazioni. Non si può negare che il tema dei viaggi quando si possiedono dei cani sia particolarmente ostico, soprattutto quando non si ha una persona di fiducia a cui lasciarli. La soluzione migliore è sempre quella di portare i cani con noi in modo da non dover rinunciare alla loro compagnia e non dover privare loro della nostra. In fondo quando viaggiamo per andare in vacanza ci troviamo in uno dei periodi dell'anno più belli e rilassanti, perché non dovremmo condividerli con il nostro più fedele e caro amico? Per fortuna rispetto al passato la sensibilizzazione e le iniziative su questo argomento sono ampiamente migliorate, anche al fine di scoraggiare l'abbandono, e oggi è possibile viaggiare quasi ovunque con il proprio cane accanto. In base al mezzo di trasporto che sceglieremo per il nostro viaggio sono presenti delle regole precise da rispettare per la sicurezza del nostro cane e di chi gli sta intorno. In linea generale, prima di partire è sempre meglio consultare il veterinario e verificare la correttezza delle vaccinazioni; inoltre è opportuno comunicargli la nostra destinazione, in modo da effettuare eventuali vaccini aggiuntivi o acquistare farmaci per le emergenze.

Come viaggiare in treno con il cane

Viaggiare in treno con il cane è moto più comodo ed economico di quanto sembri, basterà rispettare delle regole molto semplici di comportamento prima e dopo essere saliti sul mezzo. Prima di ogni cosa bisogna verificare che tutti i documenti necessari siano presenti: il certificato di iscrizione all’anagrafe canina e il libretto sanitario, in alternativa si può esibire, per i cani stranieri, il passaporto del cane. I cani di piccola taglia possono viaggiare gratis in prima e seconda classe e devono essere trasportati all'interno di un'apposita borsa di dimensioni massime di 70x30x50 cm. Prestate però attenzione al fatto che su Trenitalia è possibile portare un solo trasportino per ogni viaggiatore. Per i cani di grossa taglia la situazione è leggermente diversa: possono infatti anche loro essere trasportati su tutti i treni in prima e in seconda classe con la sola eccezione dei treni regionali nei giorni feriali (lunedì-venerdì) nella fascia oraria dalle 7 alle 9 del mattino. I cani devono essere tenuti rigorosamente al guinzaglio e muniti di museruola. Il trasporto per i cani grandi richiede il pagamento di un biglietto anche per l'animale che corrisponde al 50% del costo del biglietto per il treno utilizzato. Molto importante da tenere a mente è il fatto che i biglietti per il cane vanno esclusivamente fatti in biglietteria o presso le agenzie di viaggio, perché le macchinette automatiche che potete trovare in stazione non sono abilitate. Anche viaggiare su Italo permette di portare con noi il nostro cane, ma è necessario indicarlo già nella prenotazione oppure aggiungerlo successivamente almeno due ore prima della partenza del treno. I cani guida di qualsiasi taglia viaggiano sempre gratis su tutti i treni.

 

 

Come viaggiare in aereo con il cane

Se il viaggio che ci aspetta necessita di un trasporto via aereo la cosa migliore da fare è consultare preventivamente le regole previste dalle compagnie aeree prima di acquistare il biglietto. Le indicazioni qui riportate infatti sono di carattere generale e possono variare a seconda delle politiche delle compagnie: effettuate sempre ricerche precise per evitare brutte sorprese in aeroporto. Dopo aver verificato se per il vostro volo sono ammessi animali è bene sapere che per i cani di piccola taglia il trasporto è molto agevole e l'animale può essere portato con voi in stiva all'interno del suo portantino. In genere i massimi pesi degli animali trasportabili in cabina variano da 6 kg a 10 kg a seconda della compagnia e devono essere inseriti con il loro trasportino sotto il sedile del passeggero o di fronte. Bisogna prestare attenzione al fatto che il peso massimo indicato comprende il trasportino, l'animale e il cibo che si trova all'interno, quindi, se vogliamo portare qualche bocconcino o crocchetta per tranquillizzare il cagnolino durante il viaggio è meglio inserirlo nel bagaglio a mano. Per i cani che superano il peso e le dimensioni massime per il trasporto in cabina è necessario ricorrere al trasporto in stiva. Per quanto questo sia possibile su moltissimi aerei riflettiamo sempre bene se sia un viaggio assolutamente necessario per il nostro amico: si tratta infatti di un'esperienza stressante di cui a volte è meglio fare a meno. Il cane caricato in stiva deve essere contenuto in un trasportino di dimensioni contenute e che permetta all'animale di muoversi ma senza un eccesso di spazio. Un eccessivo spazio potrebbe causare urti violenti contro le pareti in caso di turbolenze. La dimensione dei kennel consentiti varia molto a seconda delle compagnie aeree.

I migliori trasportini per i cani

I trasportini migliori per i cani variano molto in base all'utilizzo che dobbiamo farne. Per i cani di piccola taglia di può scegliere tra trasportini rigidi o semirigidi di varie dimensioni. Prima dell'acquisto bisogna sempre valutare che la dimensione scelta consenta al cane di muoversi liberamente all'interno, ma senza essere eccessivamente grande. Provvedete sempre ad introdurre all'interno un'imbottitura morbida che permetta un viaggio confortevole al cagnolino. Per i viaggi in aereo il trasportino è necessario anche per i cani di taglia grande e in ogni caso è consigliato anche per il trasporto in automobile. Inserire il cane nel baule senza il portantino lo espone a rischi maggiori ed eventuali infortuni in caso di incidente. Inoltre è importante ricordare ai possessori di cani di razze classificate come "pericolose" che nel caso si verifichi un incidente stradale e il cane si trovi nel baule senza portantino la polizia stradale potrebbe abbatterlo per l'eventualità che lo stress dell'incidente l'abbia reso aggressivo. Dotarlo di un trasportino è una precauzione importante per la sua vita.

 

Calmanti per il cane per affrontare il viaggio

Qualsiasi sia la modalità di viaggio che abbiamo scelto dobbiamo mettere in conto che per il nostro cane si tratta in ogni caso di un evento stressante e gli esemplari particolarmente sensibili potrebbero risentirne. Per limitare il più possibile il disagio del nostro amico possiamo pensare di somministrargli dei leggeri calmanti naturali come gli estratti di valeriana, di camomilla o di passiflora. In caso sia necessario somministrare qualcosa di più potente è meglio consultare il proprio veterinario.

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Camillo Nicchia 10/02/2023

Come districare i nodi nel pelo del cane?

Districare i nodi nel pelo del cane è un problema che interessa soprattutto i cani a pelo lungo. Il bel manto del nostro amico a quattro zampe, infatti, può facilmente annodarsi per vari motivi e pettinarlo può essere difficile e fastidioso, per lui. È buona abitudine, quindi, pettinarlo spesso con spazzole adatte e usare prodotti districanti. Come fare, però, a districare i nodi quando si formano?

Districare i nodi nel pelo del cane può essere un fastidio per il tuo amico a quattro zampe, a causa del dolore che potrebbe provare. A volte, infatti, i nodi diventano troppo chiusi, duri e compatti. In questi casi, quando si passa la spazzola o il pettine sul manto, tirando il nodo, il cane si fa male.

Innanzitutto, è bene ricordare che pettinare il cane non è solo una questione estetica, ma serve per la sua salute. È buona norma, infatti, spazzolare spesso anche i cani a pelo corto, per rimuovere i peli morti ed evitare cattivi odori. Nel caso di cani a pelo lungo, poi, usare la spazzola ogni giorno è fondamentale, per evitare la formazione di nodi che possono ingrandirsi.

Un pelo ben curato

La cura regolare del pelo è fondamentale per il benessere del nostro amico a quattro zampe. Un cane con il pelo curato è un cane che si sente bene, a suo agio. I cani, infatti, sentono quando il loro pelo non è a posto e questo incide sul loro comportamento. Una toelettatura regolare non è importante solo per ragioni estetiche: serve ad evitare parassiti, cattivi odori e impedisce che si formino nodi.

Un tempo si credeva che fare spesso il bagno al cane fosse dannoso. Questo era vero quando gli shampoo per cani erano aggressivi e carichi di detergente, ma oggi esistono molti prodotti validi. La maggior parte sono studiati per evitare che il pelo diventi secco, altri per risolvere problemi specifici, tra cui districare i nodi. Tra i tanti prodotti, trovi anche lo shampoo a secco, per lavare il cane senza fargli il bagno.

La spazzolata quotidiana

Per evitare la formazione di nodi, è bene spazzolare quotidianamente il pelo del cane. A seconda del pelo e della razza, ci vorranno strumenti di toelettatura diversi. Per le razze a pelo lungo, ad esempio, il consiglio è di usare un pettine in metallo a denti larghi, che ti permetterà di sciogliere i grovigli di nodi, soprattutto intorno alle zone più sensibili della testa e delle orecchie.

La spazzola consigliata è quella con le setole in metallo, che riesce a passare nel pelo più fitto, sciogliere i nodi e lasciare il manto liscio. I nodi possono essere molto sgradevoli per il cane, perfino dolorosi; per questo è fondamentale una cura regolare del pelo, per impedire che si formino nodi e avere un cane sempre curato.

Consigli su come spazzolare il cane

Ai cani, spesso, non piace essere spazzolati, soprattutto quando ci sono i nodi e questa operazione diventa dolorosa. Per farla diventare una routine quotidiana, segui alcuni accorgimenti su come spazzolare il cane. Innanzitutto, lascia che il cane esamini la spazzola, appoggiala sul pavimento e lascia che la annusi. Poi raccoglila e lascia che il cane continui ad annusarla dalla tua mano.

Prima di iniziare la spazzolatura, accarezza con delicatezza il corpo del cane, dalla testa fino alla punta della coda. Parla con voce calma, rassicuralo e fagli capire che sarà un’esperienza piacevole. Quindi, inizia a pettinarlo in modo delicato. Alla fine, fagli dei complimenti e dagli uno stuzzichino. In questo modo, abituerai un cane spaventato ad essere spazzolato con regolarità.

Problemi causati dai nodi nel pelo del cane

Uno dei problemi che sopraggiungono quando si formano dei nodi nel pelo è che creano uno strato che non permette alla pelle di respirare. Nel punto in cui si forma il nodo, poi, si crea un ambiente favorevole alla proliferazione di funghi e batteri. A volte, l’errore che si commette è pensare che fare un bagno al cane aiuterà a sciogliere il pelo annodato, ma non sempre è così.

Se non si usa uno shampoo adeguato, inoltre, il cane potrebbe provare molto dolore. Molte volte, i nodi si formano nelle zone che vengono trascurate durante la spazzolata quotidiana: tra le zampe, intorno all’inguine, sul collo e sotto le zampe. Un altro problema che ne deriva è quello dei cattivi odori, a causa di germi, funghi e batteri, con il rischio di vere e proprie infezioni.

Come districare i nodi nel pelo del cane

Se ti sei accorto che nel pelo del tuo cane ci sono dei nodi, è bene seguire dei passaggi per cercare di scioglierli nel migliore modo possibile e, soprattutto, senza dolore per il tuo amico a quattro zampe. A seconda della grandezza del nodo e di quanto sia diventato duro, infatti, si procede con spazzole, pettini, balsami o, in casi estremi, forbici.

Shampoo e balsamo

Al giorno d’oggi, gli shampoo per animali domestici sono formulati proprio come quelli usati dagli uomini. Esistono shampoo per cuccioli, per pelli delicate, per i problemi della pelle e per eliminare i parassiti. Esistono anche balsami per sciogliere i nodi e per evitare che i formino.

Uno shampoo, per essere valido, non deve contenere sostanze nocive, come i siliconi, non deve ungere e non deve lasciare il manto appiccicoso. Se il prodotto è di buona qualità, il manto del cane resterà lucido, morbido e senza nodi.

Cardatore

Il cardatore è una spazzola che si usa proprio per districare i nodi nel pelo del cane, eliminando ogni tipo di impurità e nodi dal sottopelo in eccesso. C’è differenza tra cardare e spazzolare. La cardatura è un’operazione minuziosa, che richiede pazienza e attenzione, ed è fondamentale per la salute del nostro amico a quattro zampe. Con la cardatura, si elimina il sottopelo morto, migliorando l’ossigenazione del manto.


Pettine a denti larghi

Il pettine a denti larghi in metallo è ottimo per i cani a pelo lungo, che tende ad aggrovigliarsi spesso. Con un pettine a denti larghi, infatti, il cane sente meno dolore e si riescono a raggiungere tutte le zone del manto, anche quelle più delicate intorno agli occhi e alle orecchie. Uno dei vantaggi di questa tipologia di pettine, infatti, è la delicatezza con cui tratta il pelo e la pelle, districando i nodi, rimovendo lo sporco e la forfora ed eliminando il pelo superfluo nel periodo di muta.

Forbici e taglianodi

Infine, se con il balsamo e le spazzole adatte non sei riuscito ad eliminare i nodi dal manto del tuo cane, perché troppo stretti e aggrovigliati, sarà opportuno tagliarli. Questa, però, è un’operazione delicata: le forbici vanno usate sempre con molta attenzione. Il rischio, infatti, è quello di non vedere dove finisce il pelo e inizia la pelle. Comincia un poco alla volta, dalla parte alta del nodo, e prosegui poi con il pettine. Oltre alle forbici, in commercio ci sono anche dei taglianodi, facili da usare e che riducono al minimo il rischio di ferite.

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Camillo Nicchia 10/03/2023

La storia della pesca

La pesca è stata una delle attività umane più antiche, praticata sin dai tempi preistorici come fonte di cibo e di sostentamento. Nel corso dei millenni, l'uomo ha sviluppato una vasta gamma di tecniche e strumenti di pesca, in grado di soddisfare le diverse esigenze legate alle diverse specie di pesci e ai diversi ambienti acquatici.

Uno dei primi strumenti di pesca utilizzati dall'uomo primitivo era la rete, realizzata intrecciando fibre vegetali o animali. Con il tempo, la tecnica della pesca con la rete è stata perfezionata, e oggi esistono diverse tipologie di reti, adatte a differenti tipi di pesca.

Un altro strumento molto antico è l'amo, utilizzato fin dall'antichità per la pesca di pesci di piccole dimensioni come trota, anguilla o cavedano. Inizialmente, gli ami erano realizzati in osso o in legno, ma successivamente sono stati prodotti in metallo, raggiungendo una maggiore efficienza.

Un'altra tecnica di pesca molto antica è la pesca con la lenza, che consiste nell'utilizzo di una canna da pesca e di un filo munito di amo. Anche in questo caso, nel corso dei secoli, la tecnologia si è evoluta, con la produzione di canne da pesca sempre più sofisticate, dotate di mulinelli e altri accessori.

Negli ultimi decenni, inoltre, sono state introdotte nuove tecniche di pesca, come la pesca sportiva, la pesca commerciale e la pesca a mosca, che utilizza esche artificiali per attirare i pesci.

Inoltre, a seconda della tipologia di pesca, si utilizzano anche altri strumenti come le lenze trainanti, le nasse, le trappole e le barche da pesca.

In sintesi, la storia della pesca e dei suoi strumenti è lunga e affascinante, e ancora oggi la pesca è un'attività molto diffusa e amata in tutto il mondo, sia come passatempo che come fonte di sostentamento per molte comunità costiere.

Le origini della pesca

Non abbiamo prove concrete, costituite da reperti archeologici,  di attività di pesca protostoriche nella zona del Promontorio di Portofino, anche se, in realtà, è  molto probabile che la risorsa mare fosse ampiamente sfruttata dalle popolazioni costiere. Nella sezione approfondimento si osserva come i liguri fossero una popolazione in linea con le altre popolazioni italiche, come ad esempio gli etruschi. In generale si può dire che l'uso di strumenti di pesca sia molto antico e, soprattutto, non molto diverso da quello che ne viene fatto oggi. Esistono ad esempio testimonianze archeologiche di reti utilizzate nel Neolitico per pescare nei laghetti alpini.

Un graffito risalente al 9000 A.C. nella Grotta del Genovese a Levanzo, una delle Egadi, dove si vede rappresentato un tonno o un delfino

 

Gli egizi utilizzavano per la pesca corde in fibra di palma o lino, con cui fabbricavano reti e legavano arpioni, ami in bronzo e osso e scandagli di corda con una pietra all'estremità. Nell'immagine una pittura egizia nella quale si possono osservare diversi alimenti, tra cui alcuni pesci 

 

Già nel IV millennio a.C. si hanno testimonianze che in Egitto venissero utilizzate reti da molti pescatori. Questo sistema di cattura era certamente essenziale per soddisfare la domanda di pesce in una civiltà così importante.

Sono numerose le prove  giunte sino a noi. Sulla tomba della principessa Idut (VI dinastia), risalente al 2300 a.C. è raffigurata una lenza con quattro ami. Altri reperti egizi del 1500 a.C. testimoniano come già a quel tempo le civiltà più evolute conoscessero tecniche di pesca piuttosto  raffinate.

I primi ami furono probabilmente in osso, sostituiti in alcune zone da quelli in bronzo e in ferro, mentre il filo per le lenze poteva essere di lino ma anche di crine di cavallo o setole di cinghiale, e sufficientemente robusto da sopportare il peso e gli strattoni del pesce catturato. Tra i primi attrezzi da pesca con molta probabilità figuravano gli arpioni e le fiocine,  simili a lance usate per la caccia a terra. Ancora oggi alcune popolazioni africane e sudamericane utilizzano questo sistema di pesca in mare, ma anche nei fiumi e nei laghi. Tra le prede più vulnerabili e più facili da catturare vi erano certamente i polpi. 

In altro un mosaico raffigurante quattro sistemi di pesca già molto in uso nell'antichità (nasse, reti, canna con lenza, rezzaglio) (III secolo d.C. - Sousse Museo Archeologico). In basso un particolare del mosaico

 

Mosaico raffigurante un pescatore con lenza; un'immagine d'altri tempi ma in realtà più che mai attuale. (III secolo d. C. - Sousse Museo Archeologico)

 

Forse anche prima ma certamente ai tempi dei Romani esistevano le nasse, che erano fabbricate con bacchette di legno (giunco; vimini) e rete in maniera artigianale, tanto che, come riporta Ovidio (alieutica, 1-50) alcuni pesci particolarmente astuti come lo scaro (pesce pappagallo, non presente nelle acque Liguri) pare riuscissero con grandi colpi di coda e con l'ausilio del branco a liberarsi.  All'interno delle nasse venivano messe esche diverse:  polipetti e pesci arrostiti o anche esemplari femminili per attirare i maschi della stessa specie; come nel caso dello scaro, uno dei pesci più ricercati dai Romani. Già allora nella pesca venivano, come oggi, utilizzati falsi richiami, come le piume, o meccanismi che facevano apparire in movimento i piccoli pesci usati come esca.

Lo scaro oggi presente in Italia solo nelle acque di Sicilia e Puglia è un pesce pappagallo mediterraneo che sembra originario della Troade, antica regione turca. Furono i Romani che amavano le sue carni che  provarono  a disseminarne molti esemplari tra Ostia e la Campania affinché popolassero quel tratto di mare.

 

Il periodo romano coincide con una sorta di regolarizzazione della pesca. Il pescatore si trova così soggetto a diritti e doveri. Si hanno casi di rimborso di reti danneggiate  da navi che avevano accidentalmente  rotto gli ormeggi, o condanne per luci esposte sulle barche la notte che causavano problemi di orientamento ai naviganti. Comunque, mentre la pesca nei laghi  e nei fiumi era soggetta ad imposta, la  pesca nel mare era libera e i pesci diventavano di  proprietà di chi li catturava, in quanto come l'aria e l'acqua anche il mare era un bene comune. Come gli attrezzi anche le tecniche di pesca erano, ovviamente, molto simili alle attuali. Gli ami di bronzo sarebbero poi stati gradualmente sostituiti o affiancati da quelli in ferro che potevano essere utilizzati  poche volte, perché facilmente corrosi, ma che erano tuttavia più resistenti.

Mosaico rinvenuto in una tomba etrusca risalente al 520/510 a.C. Si noti l'uomo raffigurato a sinistra che sembra praticare un tipo di pesca simile a quella attuale definita a bolentino. (Tarquinia - Necropoli dei Monterozzi)

 

Le reti, in alcuni casi piuttosto grandi, venivano tirate con le imbarcazioni vicino a riva e spesso trainate oltre la superficie da buoi. Nel Medioevo la pesca fu certamente influenzata dalla cultura germanica cosicché il pesce d'acque dolci acquistò via via grande importanza nelle mense europee. In questo periodo di grande decadenza e di confusione il diritto romano libertario,  che rendeva la pesca un'attività aperta a tutti venne meno. I diritti dei diversi signori locali a cui il sovrano delegava il possesso di tratti di fiumi, laghi o  mare, consentivano agli stessi di sub-affittare le zone di pesca in cambio di adeguate contropartite (monetarie o naturali), si veda quanto detto nella seconda sezione per l'abbazia di S. Fruttuoso. Solo nei corsi d'acqua minori (torrenti, stagni) era consentito a tutti pescare.

 

Disegno raffigurante strumenti per la pesca di età romana, rinvenuti a Olbia ed esposti alla mostra: "In piscosissimo mari" (11 febbraio - 30 giugno 2006) a cura di Carla Del Vais. In alto sono raffigurati pesi da rete in pietra ed un amo in bronzo, mentre in basso un'ancoretta da pesca in bronzo e un peso da lenza

 

Disegno raffigurante strumenti per la pesca usati nei paesi nordici (VIII secolo d.C.), conservati ad Oslo dall'Istitut for Arkeologi. Riproduzione pittorica modificata da: "La pesca realtà e simbolo fra tardo antico e medioevo" Angela Donati-Paolo Pasini Edit. Leonardo ARTE

 

Il pesce assunse nel medioevo estrema importanza in quanto la chiesa imponeva alle popolazioni il rispetto dei giorni di magro, in cui vi era l'obbligo di astinenza dalla carne, intesa in senso stretto. Il pesce divenne così l'importante e essenziale  sostituto di questa, anche perché i giorni di magro variavano da 100 a 150 all'anno; mediamente due o tre giorni la settimana. Nel tardo medioevo vediamo completamente affermati i tipi di pesca odierni. Gli ami sono in bronzo o ferro, le reti diritte e anche a maglie strette, per catturare pesci di piccola taglia come le acciughe. Si usa anche la sciabica, vietata in alcune zone e in certi periodi, vedi anche sezione successiva, perché ritenuta causa principale del depauperamento delle risorse del mare. Si trattava di una pesca praticata da riva che, sino a qualche secolo fa, veniva effettuata quasi da ogni spiaggia.

I pescatori all'incirca sino al 1400 pescavano da riva o non molto distante dalla costa, tenendola a portata di vista, un po' per la paura di quanto poteva celare il mare aperto un po' per riuscire in tempo a sottrarsi agli attacchi dei pirati. Erano eccezioni le migrazioni dei pescatori che potevano trasferirsi in un'altra zona del Mediterraneo aggregandosi a convogli diretti, ad esempio nelle colonie liguri del levante. Più tardi, seguendo i banchi di pesce i pescatori effettueranno migrazioni stagionali, complice anche una nuova tecnica che consente di conservare per lungo tempo il pesce: la salagione. Gli strumenti utilizzati dai pescatori liguri dell'alto medioevo erano canne, scandagli, bilance, nasse, tramagli, palamiti o palangari, le sciabiche e le tonnare. Spesso si pescava anche  con veleni naturali, ricavati da piante della flora locale, che normalmente stordivano o uccidevano i pesci permettendone la cattura.

Foglie e fiori dei Cyclamen hederifolium, una specie autoctona di alcune coste del Mediterraneo. Già i Greci, per stordire i pesci, facevano uso di veleni ricavati dalle varie specie di ciclamino. Il sistema funzionava però soprattutto nelle acque interne.

 

In Liguria spesso i pescatori erano associati tra loro allo scopo di utilizzare attrezzi e imbarcazioni comuni e allo scopo di aiutarsi reciprocamente dividendo i guadagni. Situazioni di tal genere sono oggi ancora ampiamente diffuse e consentono la sopravvivenza delle imprese di pesca che possono ridurre le elevate spese derivanti dall'attività.

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